Cellulite e gambe gonfie: guarda i tuoi piedi

cellulite e postura: impronteQuando sono in spiaggia dovrei guardare il mare e invece osservo le persone che camminano lungo la riva. Le osservo perché mi piace esercitarmi a leggere i segnali che il corpo manda. Vedo una culotte de cheval (accumulo di grasso localizzato che si forma tra la parte esterna della coscia e il gluteo) molto pronunciata. Un tessuto dall’aspetto asfittico. Un interno ginocchio più pieno. Una gamba più gonfia dell’altra. Una caviglia poco definita. Una distribuzione dei volumi che mi incuriosisce. Una cellulite pronunciata. E nella mia testa comincia il gioco.

“Mmm… qui partirei da questo.” “Qui invece lavorerei prima su quello…”.

In pratica faccio consulenze immaginarie a perfette sconosciute che, fortunatamente per loro, non ne sapranno mai niente.

Ma c’è un problema. Potrei aver capito tutto. Oppure quasi niente. Perché osservare un corpo mi dà degli indizi, ma non mi racconta l’intera storia. Non so come mangia quella persona, quanto si muove, che lavoro fa, quante ore passa seduta o in piedi. Non conosco eventuali intolleranze, le sue abitudini, la sua storia personale, quello che è successo al suo corpo negli ultimi dieci o vent’anni. Tutte informazioni che, durante una vera consulenza, possono confermare quello che avevo immaginato guardandola per trenta secondi. Oppure ribaltarlo completamente.

Ed è proprio questo il bello. Il corpo manda segnali. Il nostro lavoro non è indovinare: è imparare a metterli insieme.

Uno dei primi che tendo a osservare è come vengono appoggiati i piedi a terra. E la spiaggia è un osservatorio meraviglioso: siamo scalzi, niente scarpe che modificano l’appoggio e, soprattutto, lasciamo dietro di noi un’impronta sulla sabbia che racconta qualcosa di come distribuiamo il peso e portiamo il nostro corpo.

“Lei appoggia tutta all’interno, chissà come sta quel ginocchio”.
“Lei decisamente all’esterno”.
“Lei ha un piede piattissimo… vediamo un po’ se ha degli accumuli”.

cellulite e postura: pronazione e supinazioneCellulite e postura: pronazione e supinazione

Cominciamo da due parole che descrivono movimenti normalissimi del piede.

Quando camminiamo, il nostro piede non atterra e riparte rigido, ma si adatta.

La pronazione è il movimento che porta il piede verso l’interno e contribuisce ad adattarlo al terreno e ad assorbire l’impatto. Spesso è associato a un piede che tende al piatto e porta con sé gambe appesantite, caviglie gonfie e cosce meno definite.

La supinazione è invece il movimento opposto, verso l’esterno, che contribuisce a renderlo più stabile e rigido quando dobbiamo spingerci in avanti.

Quindi: pronare non è sbagliato, supinare non è sbagliato. Sono entrambe parti normali del nostro passo.

Quello che cambia da persona a persona è quanto prevalga un movimento rispetto all’altro e come tutto il resto della gamba si organizzi sopra quell’appoggio.

Cellulite e postura: il ritorno venoso

Non devo fare un trattato di podologia, ma il motivo per cui questa osservazione è importante è perché il piede partecipa anche al ritorno venoso.

Ogni volta che camminiamo, il piede non sta soltanto sostenendo il nostro peso, ma sta anche partecipando alla circolazione delle nostre gambe perché nella pianta esiste una rete di vene che durante il passo viene compressa. Questa compressione contribuisce a spingere il sangue venoso verso l’alto e si parla proprio di pompa venosa del piede.

Ma perché per noi è interessante? Perché se cambia il modo di lavorare della pompa, cambia anche il modo in cui i liquidi si spostano lungo il corpo e cambia anche quello che vediamo un po’ più su. Pensa a una zona nella quale esiste già una certa quantità di tessuto adiposo: se a questo aggiungiamo una maggiore presenza di liquidi nei tessuti, quella zona può apparire più piena, più congestionata, meno definita. Non è aumentato improvvisamente il grasso. È cambiato il contesto nel quale quel grasso si trova.

Cellulite e postura: la gravidanza

Anche la gravidanza è un esempio perfetto. Nel giro di pochi mesi cambia praticamente tutto. Cresce la pancia, il baricentro si sposta in avanti, il bacino cerca un nuovo equilibrio e il corpo deve trovare un modo diverso per sostenere un peso che prima non c’era.
E indovinate dove finisce tutto questo? Sui piedi.
Durante la gravidanza può cambiare anche il modo in cui distribuiamo il peso e appoggiamo il piede. L’arco plantare può abbassarsi, il piede può diventare più pronato e anche il passo può modificarsi. Non succede necessariamente a tutte e non succede nello stesso modo, ma è un esempio perfetto di quanto piede, postura e resto del corpo siano collegati.

E questo, quando parliamo di inestetismi, conta. Per impostare il lavoro, per scegliere gli stimoli e per parlare di risultati a cui ambire.

Gonfiore, microcircolazione, caratteristiche del tessuto sottocutaneo e cellulite sono fenomeni diversi che non vivono necessariamente in compartimenti stagni.

 

cellulite e postura: specchietto

 

Cellulite e postura: e se non si trattasse di coincidenze?

Al contrario osservare le “coincidenze” aiuta a capire perché quel corpo si presenta proprio in quel modo.

Vedo un appoggio molto interno? Il mio occhio sale verso caviglia, interno ginocchio e interno coscia.
Vedo una persona che carica prevalentemente all’esterno? Guardo il profilo laterale della gamba, l’esterno coscia, la zona della culotte.
Vedo due appoggi molto diversi? Cerco eventuali asimmetrie tra una gamba e l’altra e indago la schiena e le spalle.

Non esiste una mappa scientifica che colleghi direttamente un determinato appoggio a un determinato inestetismo. Ma sappiamo che il piede influenza il modo in cui la gamba gestisce il movimento e i carichi; sappiamo che piede e polpaccio partecipano al ritorno venoso; sappiamo che la presenza di liquidi può modificare l’aspetto dei tessuti. E in questo caso “tre indizi potrebbero fare una prova”.

Poi c’è tutto il resto: genetica, ormoni, alimentazione, movimento, lavoro, gravidanze, variazioni di peso, abitudini e storia personale.

Per questo un piede non dà una risposta. Ma dà una domanda in più da fare. Rispetto ad una culotte de cheval, un interno ginocchio pieno o una gamba più gonfia dell’altra, le donne sono abituate a chiedere: “Come faccio a toglierlo?”. Io preferisco cominciare un po’ prima: “Perché proprio lì?” (qui ti racconto una storia vera).

A volte la risposta sarà nel tessuto.
A volte nelle abitudini.
A volte nella storia di quella donna.
A volte nel modo in cui si muove.
Quello che è certo è che una ragione per cui il corpo si presenta proprio così, c’è. Più riusciamo a capirla, più la strada verso il risultato diventa chiara e limpida come il mare d’agosto.
Magari non quello di dove mi trovo io, però ci siamo capite 🤣.

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