AI Dysmorphia: troppo perfetta per essere vera

Pochi giorni fa è entrato in vigore l’AI Act, il primo quadro normativo organico al mondo sull’intelligenza artificiale. In poche parole i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale devono essere contrassegnati in modo chiaro e univoco.

L’obiettivo è ridurre il rischio per gli utenti di essere ingannati e garantire che possano riconoscere quando stanno interagendo con un sistema di intelligenza artificiale oppure quando un contenuto è stato generato o modificato con l’uso di questi strumenti.

Ingannati: questa la parola che ha colpito la mia attenzione.

 

AI Dysmorphia notizia

AI Dysmorphia: una riflessione profonda

E per farti capire perché questa notizia è cosi importante da parlarne, ti racconto un piccolo antefatto.

Sono mesi che dico che voglio tagliarmi i capelli, ma sono un’eterna indecisa e ho paura di pentirmi (conoscendomi è altamente probabile che accada!). Perciò faccio ricerche, salvo qualche foto e immagino come potrei stare con un caschetto, una frangia o qualche centimetro in meno (n.d.r. intanto i miei capelli tra un po’ arrivano a terra).
Per gioco ho seguito il consiglio che mi ha dato un’amica: ho caricato una mia fotografia su un’app di intelligenza artificiale impostando una richiesta molto semplice: “Fammi vedere come starei con un taglio di capelli corto e con stili diversi”.

Nel giro di pochi secondi sono comparsa con un caschetto. Poi con una frangia. Poi bionda. Poi con i capelli più mossi.

Devo ammetterlo, all’inizio mi sono anche divertita. Poi, però, ho iniziato a guardare quelle immagini con più attenzione. E non ero più tanto divertita.

L’intelligenza artificiale non aveva fatto solo una “consulenza d’immagine”, aveva letteralmente cambiato… me.

La pelle era diventata più liscia, le rughe quasi scomparse, gli zigomi più definiti, gli occhi leggermente più grandi, le labbra più piene, il collo più disteso.
Io non avevo chiesto tutto questo. Avevo chiesto un nuovo look e lei ha deciso di propormi una nuova versione “migliore” di me. E la sensazione non mi è piaciuta.

Nella mia testa la domanda non era più: “Con quale taglio sto meglio?”. Ma: “perché l’intelligenza artificiale ha dato per scontato che, per valorizzarmi, dovesse anche rendermi diversa?”.

AI Dysmorphia isotta diversi stili

AI Dysmorphia e le versioni migliorate di sé stessi

Leggendo qua e là diversi articoli ho scoperto che non sono permalosa, ma che è proprio un “vizio” dell’AI e che sta iniziando a creare anche fenomeni preoccupanti a cui psicologi e ricercatori hanno dato un nome.

SI chiama AI Dysmorphia ed è il disagio che nasce quando iniziamo a confrontarci con immagini create dall’intelligenza artificiale, persone che sembrano reali ma che reali non sono, o versioni “migliorate” di noi.

Per la prima volta non ci confrontiamo più soltanto con attrici, modelle o influencer. Possiamo confrontarci con persone che non sono mai esistite. O forse, ancora peggio, grazie a istruzioni precise, possiamo vedere una versione artificialmente migliorata di noi.

Quindi se nel primo caso la cosa più inquietante è che il nostro cervello non fa molta differenza tra reale e non reale, nel secondo caso l’AI vede la nostra immagine, la registra e costruisce un nuovo standard generando immagine molto realistiche e credibili che creano aspettative difficili da raggiungere nella realtà. Perché l’AI non sa quanti anni ha il soggetto, lo stato di salute, la qualità dei tessuti e l’anatomia. Si limita a generare una nuova versione che altera proporzioni e volumi ed è ingannevole perché espressioni, movimenti e caratteristiche personali non possono essere replicate.

AI Dysmorphia: la nuova immagine della bellezza

Chi ha insegnato all’intelligenza artificiale che la bellezza è questa?

La risposta è da brivido: siamo stati noi. L’AI non inventa un ideale di bellezza. Lo apprende, lo osserva in milioni di fotografie, lo vede nelle pubblicità, nei social, nelle copertine, lo memorizza dalle ricerche che facciamo. E poi ce lo restituisce perfezionato, adattato e, soprattutto, apparentemente raggiungibile. Il risultato? Iniziamo a inseguire un’immagine di noi stesse che, nella realtà, non è mai esistita. E così cresce anche la tendenza a ricorrere a trattamenti estetici, interventi e scelte beauty per assomigliare sempre di più alla versione filtrata e modificata di noi che abbiamo imparato a considerare “ideale”.

E qui si attiva un circolo vizioso perché le giovanissime, nonostante siano splendide per definizione grazie a un organismo pronto a ripararsi in tempo zero e collagene a volontà, rischiano di inseguire una bellezza che non hanno ancora raggiunto (ed ecco spiegato una volta di più quel fenomeno di cui ho già parlato qui sui trend cosmetici per le ragazzine).

Noi adulte rischiamo di inseguire una bellezza che pensiamo di avere perso (te lo sottolineo più e più volte perché così vedi subito l’inganno dove si cela) e il confronto spesso è ancora più crudele. Perché non è con un’altra donna. Ma con la donna che siamo state 10, 15, 20 anni fa. Con il corpo prima della gravidanza, con il viso prima delle rughe. Con quella fotografia che oggi guardi pensando: “Stavo proprio bene…” (tutte abbiamo una foto così che campeggia su una mensola di casa). E silenziosamente questi pensieri lavorano su di noi.

Come vedi il meccanismo per giovani e adulte è, in un certo senso, lo stesso. Cambia soltanto il punto di partenza.

Lavorando ogni giorno nel mondo dell’estetica, credo profondamente nella cura della persona come forma di rispetto e amore verso di sé. Ma c’è una differenza enorme tra valorizzare in modo naturale ciò che siamo e rincorrere un ideale che non esiste costruito da un algoritmo.

Perché una ruga può raccontare una risata. Una cicatrice può raccontare una battaglia affrontata. Le lentiggini parlano di estati vissute. Il viso e il corpo cambiano e raccontano che siamo cresciute. L’intelligenza artificiale può cancellare tutto questo. Ma non può nascondere la storia che c’è dietro.

AI Dysmorphia: il problema non è l’intelligenza artificiale, ma il nostro desiderio di essere perfette

Il vero problema non è l’intelligenza artificiale in sé: alla fine fa una parte del suo lavoro rispondendo incessantemente alle nostre assurde domande e restituendoci l’immagine di bellezza che, come società, le abbiamo insegnato.
Quindi, tutto sommato, i legislatori hanno fatto bene a metterci un freno per ricordarci di imparare a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.
Siamo noi che di fronte a una fotografia perfetta dobbiamo imparare a chiederci: “Voglio essere come chi esattamente? Come una donna reale? Come ero in un altro momento della mia vita? Oppure come un insieme di pixel costruiti da un algoritmo?”. Ed evitare così l’AI Dysmorphia.

Perché desiderare una pelle più luminosa, sentirsi più curate o voler migliorare qualcosa di noi è sacrosanto, ma non facciamoci ingannare: non possiamo assomigliare a qualcuno che non è mai esistito o che non può tornare.

Comincio io rimandando ancora il mio taglio di capelli 😉

Seguici su  Icona Facebook  Icona Instagram

Staff
Staff

È il momento di farti un regalo! Ricevi gratis il Beauty Magazine, 3.000 mamme lo hanno già fatto!

Professioniste dell’estetica e del benessere del Mommy’s Beauty Lounge ti terranno sempre aggiornata sulle novità e i consigli più utili per te! La bellezza non può attendere! 

rivista mommy's institute