Buone abitudini: pensati un momento

Qualche settimana fa mi sono ritrovata durante una normalissima giornata di lavoro con 30 minuti liberi. 30 minuti veri, quelli che si creano quando per una volta non c’è nulla di urgente da risolvere, non ci sono situazioni in sospeso e regna una calma a cui non sono abituata.

Ho preso il mio telefono personale per una veloce chiamata ai figli che sono in vacanza e poi… mi sono persa. Una notifica. Un messaggio. Un video. Poi un altro. Quando ho rialzato gli occhi, quei trenta minuti erano spariti.

E d’un tratto ho realizzato che ho regalato uno spazio così prezioso al nulla.

Questa cosa mi ha lasciato addosso un senso di fastidio perché, come tutti, mi lamento che mi manca il tempo per fare le mie “cose”. Quando poi il tempo finalmente arriva, lo lascio scivolare via quasi senza accorgermene.

Forse succede anche a te. E no, non credo sia una questione di forza di volontà. Credo abbia più a che fare con degli automatismi che noi chiamiamo abitudini. Azioni che ripetiamo così tante volte da non renderci più conto di averle scelte.

Buone abitudini fattore 1%Le abitudini decidono il nostro tempo (anche quando non sono buone)

Quella mezz’ora l’avevo persa perché avevo seguito un’abitudine, una di quelle apparentemente innocue, ma di cui ero pienamente responsabile.

La cosa curiosa delle abitudini è che non ci chiedono il permesso. Entrano piano piano nelle nostre giornate.

All’inizio sono una scelta. Poi diventano un automatismo. E, senza accorgercene, iniziano a decidere al posto nostro.

Lo spiega molto bene il libro che sto leggendo, “Fattore 1%” di Luca Mazzucchelli quando dice che “non sono le grandi rivoluzioni a cambiare la nostra vita che è fatta molto meno dalle grandi decisioni e molto di più dalle piccole cose che ripetiamo ogni giorno, quelle che sembrano insignificanti, quelle che facciamo senza pensarci”.

Perché le buone abitudini contano più della forza di volontà

Se ci rifletti, la nostra giornata è fatta proprio di gesti ripetuti quasi automaticamente: lavarci i denti, allacciare la cintura in macchina, preparare il caffè, programmare l’allenamento, prendere gli integratori… e prendere in mano il cellulare appena abbiamo 5 minuti.

Sono tutte azioni potentissime.

Il problema è che l’automatismo, con il tempo, finisce per dare a tutte lo stesso peso. E così non ci accorgiamo più che alcune abitudini ci stanno avvicinando alla persona che vogliamo diventare, mentre altre ci stanno allontanando.

Può diventare un’abitudine controllare il telefono ogni volta che abbiamo 5 minuti. Può diventare un’abitudine rimandare quella visita. Dire “inizio lunedì”. Dire sempre di sì agli altri prima che a noi stesse. Pensare che oggi, in fondo, non faccia differenza. E invece la differenza la fa.

Perché la nostra vita non segue le intenzioni che abbiamo. Segue le abitudini che costruiamo.

Ed è proprio dalle abitudini che nascono i cambiamenti, in positivo o in negativo.

Le buone abitudini costruiscono il nostro futuro

Pensaci un momento: quando diventiamo genitori passiamo anni a costruire le buone abitudini dei nostri figli, le stesse che i nostri genitori ci hanno tramandato.

“Lavati i denti”. “Metti in ordine”. “Bevi un po’ d’acqua”. “Metti la crema solare”. “Andiamo a dormire”. Li chiamiamo “insegnamenti” e lo facciamo perché sappiamo che quelle piccole abitudini li accompagneranno per tutta la vita.

Poi, però, succede qualcosa di curioso. Mentre insegniamo ai nostri figli a prendersi cura di sé, noi invertiamo la rotta e smettiamo di insegnarlo a noi stesse.

Ci ricordiamo di mettere il cappellino a loro. Ma usciamo senza protezione solare. Prepariamo una merenda equilibrata per la scuola. Ma se pranziamo noi, è probabile che lo facciamo in piedi. Ricordiamo loro di riposare. Ma noi continuiamo a dirci: “dopo”, “forse domani” , “quando avrò più tempo”:

Prendersi cura di sé è una buona abitudine, non un lusso

Così le nostre esigenze scivolano sempre più indietro. Poi, per fortuna, succede che proviamo un’emozione così forte da scuoterci e attivarci in qualche modo.

Lo specchio.
Un esame.
Una foto.
Un vestito che non ci fa sentire bene.
Qualcosa che ci scuote e ci fa dire: “adesso basta!”.

Vogliamo un risultato e siamo disposti a impostare nuove abitudini, ma è lì che spesso commettiamo l’errore più grande: ci scoraggiamo perché sembra tutto troppo e retrocediamo convinti che davanti a noi ci sia una maratona che non possiamo affrontare. L’autore scrive: “Tutti vogliono vincere la maratona, ma ben pochi sono disposti a mettere in campo tutti gli sforzi e i sacrifici necessari per tagliare per primi il traguardo”.

Peccato che nessuna maratona si corra tutta insieme, ma un passo alla volta. Il primo? decidere seriamente di “correrla”.

Buone abitudini le decisioni

E qui arriva un altro passaggio del libro che mi ha colpita profondamente.

Mazzucchelli scrive che “il cambiamento è una decisione non delegabile”.

Nessuno può scegliere al posto nostro. Nessuno può costruire le nostre abitudini. Nessuno può decidere di iniziare al posto nostro. È una responsabilità che appartiene soltanto a noi.

Il mio lavoro non è cambiare le persone, ma aiutarle a creare buone abitudini

Leggendo queste pagine mi sono resa conto che, senza saperlo, questa idea aveva cambiato anche il mio modo di lavorare molti anni fa.

Il mio lavoro per definizione è trovare una soluzione a un’esigenza estetica (piccola o grande che sia). All’inizio mi veniva spontaneo proporre una soluzione ancora prima che le persone mi raccontassero davvero il loro problema. Per me era tutto così evidente. Pensavo: basta seguire A, poi B, poi C e il problema si risolve.

Ma era evidente nella mia testa, non nella loro. Ho capito che nessuno cambia perché qualcun altro gli mostra la strada. Perché il vero problema è risolvere il problema stesso quando si è pronti a percorrere quella strada. Da quel momento ho iniziato a fare una domanda in più così potente da far commuovere le persone (nel vero senso della parola!) e a dare una risposta in meno.

È stata una svolta. Non solo nei risultati ottenuti, ma anche nel modo in cui io e quella persona affrontavamo insieme la sua “maratona”.

Le buone abitudini ti accompagnano per tutta la vita

Per questo continuo a scrivere e continuo a preparare materiali: so che un giorno torneranno utili a quella persona che, da un semplice appuntamento, è pronta a fare una scelta consapevole (qui ti spiego che il benessere si costruisce giorno dopo giorno senza dover andare lontano). Continuo a raccontare anche i miei inciampi. Ho iniziato parlando delle difficoltà della gravidanza e del post parto. Oggi racconto anche il mio ingresso, improvviso e movimentato, nella menopausa. Non per protagonismo. Ma per dire: “Tranquilla. Ci sono passata. O ci sto passando. Conosco le emozioni, conosco le difficoltà, mi sono documentata e ho provato tante strade. Vediamo insieme quale può essere quella più giusta per te”.

E continuo a costruire un ambiente, una squadra e delle esperienze che rendano più facile perseverare anche quando l’entusiasmo iniziale diminuisce. Perché capita di inciampare. Capita di avere voglia di mollare. Sapere che qualcuno lo ha provato prima di te, ti fa sentire meno sbagliata.

Ma non sarò mai io la persona che deve convincerti a prenderti cura di te stessa.

Quella scelta appartiene solo a te.

Piuttosto voglio essere quella persona che fa in modo che quell’1% di tempo che decidi di dedicarti non resti un episodio isolato. Perché un trattamento dura un’ora. Una buona abitudine può accompagnarti per tutta la vita.

Le buone abitudini iniziano da cinque minuti

Inizia provando ad accorgerti di quei piccoli spazi che ogni tanto la giornata ti regala. Cinque minuti. Dieci minuti. Mezz’ora. E fermati un istante prima di riempirli automaticamente.

Quando trovi qualcosa per cui valga la pena, impegnati e sorprenderai perfino te stessa.

Perché il cambiamento non si attiva quando troviamo più tempo, ma quando scegliamo di vivere in modo diverso quello che abbiamo già.

È questo che fanno le buone abitudini. Non cambiano chi siamo da un giorno all’altro. Ci cambiano un giorno alla volta.

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