Sentirsi bene con sé stesse: proteggi i tuoi sogni anche quando ti dicono che non puoi farcela

Ci sono esperienze che si vivono. E poi ce ne sono altre che, mentre le stai vivendo, senti già che ti lasceranno qualcosa di molto più grande del ricordo. È quello che mi è successo quando ero a Tor Vergata per il concerto dell’anno, insieme ad altre 250.000 anime. Un numero che fa impressione già scritto su un foglio, figuriamoci visto con i propri occhi!

sentirsi bene con sé stesse Iso concertoMentre tornavo a casa, però, continuavo a pensare che ciò che avevo vissuto non parlava solo di musica. Parlava delle persone. Di quello che cerchiamo ogni giorno e che, nel mio lavoro, incontro continuamente negli occhi delle donne che entrano al Mommy’s. Per questo, quello che voglio raccontarti non è un concerto, ma lo spunto per una riflessione su cosa significa sentirsi bene con sé stesse, anche quando il mondo continua a chiederci di essere perfette.

Non nascondere la propria fragilità aiuta a sentirsi bene con sé stesse

Si è letto di tutto e confermo ogni parola… oggettivamente è stata una prova di resistenza. Ma quello che mi porterò dentro non sarà il record. E non saranno neanche i 12 chilometri a piedi fatti tra andata e ritorno, il camminare in mezzo ai campi di giorno come dei cercatori d’oro e nel cuore della notte come gli zombie della serie “The walking dead”.

Io e altre duecentocinquantamila persone diverse per età, professione, storia e provenienza abbiamo accettato una fatica importante pur di vivere qualcosa in cui credevamo davvero.
In un mondo che ci chiede continuamente di essere perfetti, performanti, sempre all’altezza, l’artista (che può piacere o non piacere e non sta a me convincere nessuno) ha fatto una scelta completamente diversa.

Ha raccontato le proprie fragilità. Ha dato voce alle insicurezze, alle paure, ai momenti in cui ci si sente fuori posto. A credere nei propri sogni nonostante tutto.
E ci siamo riconosciuti in questo messaggio.

Sentirsi bene con sé stesse: pensare di “non essere abbastanza” è un’esperienza comune

È facile avere ambizioni, un po’ meno concretizzarle”, è una verità che va ben oltre la musica.

Avere un sogno è relativamente semplice. Proteggerlo ogni giorno è tutta un’altra storia. Perché appena lo raccontiamo arrivano inevitabilmente i dubbi, le paure e, a volte, i limiti degli altri. Non sempre per cattiveria.

Molto spesso perché chi ci ascolta misura le nostre possibilità attraverso le proprie.

Così ci sentiamo dire che “quel qualcosa” è troppo difficile, troppo rischioso, troppo ambizioso. Troppo fuori dalla nostra portata, che falliremo ancor prima di cominciare. Una demotivazione che porta a sentirsi ultimi.

Ma i sogni non hanno bisogno dell’approvazione di tutti. Hanno bisogno della nostra costanza e di essere difesi dai “perché no”.
I sogni non appartengono a chi li racconta meglio. Al contrario appartengono a chi continua a camminare verso di loro. La misura di quanto desideriamo qualcosa non si vede da quello che diciamo. Si vede da ciò che siamo disposti a fare per ottenerla.
Anche quando la strada è lunga. Anche quando è notte. Anche quando gli altri pensano che non ne valga la pena.

Anche io ho imparato a custodire alcune idee finché non erano abbastanza forti da camminare con le proprie gambe. Non perché non fossero realizzabili, ma perché dovevano essere pronte ad affrontare il rumore del mondo che inevitabilmente mi avrebbe fatto vacillare.
È questo quello che impara a fare chi è cresciuta sentendosi spesso “ultima”. Non abbastanza. Non all’altezza. Non vista.
Forse è proprio per questo che quelle parole riescono a toccarmi così profondamente.
Perché so quanto possa pesare sentirsi inadeguati.
E so anche quanto possa cambiare la vita quando qualcuno, invece di ricordarti ciò che ti manca, ti aiuta a vedere ciò che puoi diventare.

sentirsi bene con sé stesse disagioSentirsi bene con sé stesse: la perfezione divide, l’autenticità crea appartenenza

Forse è proprio per questo che riconosco così facilmente quello stesso sguardo negli altri. Perché dietro desideri che sembrano molto diversi, spesso si nasconde la stessa domanda: “Sarò abbastanza?”. È una domanda che ascolto molto più spesso di quanto si possa immaginare.

Questo è ciò che mi gasa quando incontro le donne che arrivano al Mommy’s con un desiderio.
A volte è tornare a riconoscersi allo specchio dopo una gravidanza.
Altre volte è ritrovare sicurezza, sentirsi di nuovo bene nel proprio corpo, concedersi finalmente un’ora senza sensi di colpa.

Con il tempo ho capito una cosa: quasi nessuna donna desidera semplicemente una pelle più luminosa o un corpo più tonico. Quelli sono strumenti. Il desiderio vero è un altro: sentirsi bene con sé stesse, ritrovare fiducia, guardarsi allo specchio con uno sguardo più gentile.
Il bisogno, profondamente umano, di sentirsi accolti senza dover dimostrare di essere perfette.
Certo, è forse un sogno più silenzioso, più intimo, ma di certo non meno importante. Che io vedo e comprendo. Perché oggi i modelli che ci circondano ci chiedono continuamente di performare.

Di essere madri impeccabili. Professioniste impeccabili.Compagne impeccabili. Corpi impeccabili.

Come se mostrarsi fragili fosse una colpa.

Io credo sia esattamente il contrario. La fragilità non è il punto da cui partire per sentirsi sbagliati. È il punto da cui partire per prendersi cura di sé, per ritornare a sentirsi bene con sé stesse (e qui ti spiego quanto è importante!). La “colpa” è casomai quella di usare la fragilità come incapacità di agire e nutrire l’ego dei demotivatori che diranno “l’avevo detto io”.

Eccolo il mio senso profondo di questo 4 luglio. Non eravamo lì perché amavamo tutti le stesse canzoni. Eravamo migliaia di storie diverse che per una sera si ritrovavano nelle stesse parole. Perché la perfezione divide, l’autenticità crea appartenenza. E questo vale in ogni ambito.

Continuo a credere, infatti, che il nostro lavoro non sia incoraggiare a inseguire la perfezione. La perfezione fa sentire sempre qualcuno “meno”. Nell’autenticità una donna ritrova fiducia e smette di confrontarsi con il modello irraggiungibile che vede ogni giorno e ricomincia, finalmente, a confrontarsi con sé stessa.

E se anche tu hai sogni di cui non parli più perché qualcuno, un giorno, ti ha convinto che fosse troppo grande, troppo difficile o semplicemente “non facesse per te”, ricordati che c’è un ragazzo che è partito dal nulla più totale, ha fatto vedere a chi ha occhi per vedere e cuore per sentire che il primo passo verso un sogno non è correre, è smettere di credere a chi ti dice che non puoi farcela.

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