Fame notturna: non è una debolezza, ma un segnale del tuo corpo

Qualche giorno fa una cliente che ha appena iniziato un programma corpo mi ha scritto questo messaggio:

Fame notturna messaggio

Le sue parole raccontano qualcosa di molto comune a tante persone, soprattutto quando iniziano un percorso di cambiamento: la giornata è andata, la stanchezza si fa sentire, e proprio la sera arriva quel bisogno difficile da spiegare. Non è fame vera. E non è mancanza di forza di volontà… in una famosa pubblicità si direbbe “è più voglia… di qualcosa di buono”.

La fame notturna ha una spiegazione biologica

La verità è che la sera il nostro organismo cambia assetto ed è molto frequente che ricerchi una compensazione: per alcuni è conforto, per altri gratificazione, per altri ancora rilascio di tensione.

Ed ecco che entra in gioco il triptofano.

Il triptofano è un amminoacido essenziale, che dobbiamo introdurre con l’alimentazione o l’integrazione, che lavora attivamente sulla serotonina, chiamata molecola del buonumore, che a sua volta è responsabile della melatonina, la molecola che prepara il corpo al sonno.

Quando la disponibilità di serotonina è più bassa, come nel caso della signora, il corpo può “chiedere” cibo, non per nutrirsi, quanto per regolarsi (e infatti la donna del messaggio mi dice che vorrebbe dormire di più la notte), ed ecco che arriva la fame notturna.

Se il pasto serale non è stato composto con alimenti ricchi di questo amminoacido (patate dolci, frutta secca, salmone, ceci, lenticchie, pollo, tacchino ne sono un esempio), questa richiesta spesso viene soddisfatta con il cioccolato, spesso demonizzato (erroneamente!) e considerato il nemico numero 1.

fame notturna cioccolato fondente

La verità è che il cioccolato viene cercato non per debolezza, ma perché parla al cervello.

Il cioccolato fondente, soprattutto ad alta percentuale di cacao, è ricco di polifenoli e flavonoidi, potenti antiossidanti che supportano il sistema cardiovascolare e riducono lo stress ossidativo.
Contiene inoltre piccole quantità di magnesio, ferro e sostanze come la feniletilamina, coinvolta nei meccanismi del piacere e della gratificazione.
Non è solo “buono”: è un alimento che, se scelto e dosato con consapevolezza, può sostenere l’umore e contribuire a un senso di appagamento reale.

Un quadratino di fondente, quindi, mangiato lentamente e senza colpa, magari insieme con un po’ di frutta secca, non è una “caduta”, ma un gesto di autoregolazione che può spegnere una smania che altrimenti porterebbe a sgranocchiare molto di più.

Questo discorso è ancora più vero per chi è in allattamento.
Durante questa fase della nostra vita il corpo è sottoposto a un fabbisogno energetico aumentato, a un forte impegno metabolico e a un assetto ormonale completamente diverso dal solito. La produzione di latte richiede energia, micronutrienti e una regolazione costante dei livelli di zuccheri nel sangue.
Per questo è molto frequente che le “voglie” serali o notturne siano più intense: non sono capricci, ma segnali fisiologici di un corpo che sta facendo un lavoro enorme e che chiede supporto, non restrizione.

Fame notturna: sfatiamo un mito

Domanda delle domande: “E la pasta, si può mangiare?”.

In una cooking class una delle nostre nutrizioniste spiegava che ci sono dei casi in cui inseriva nel piano alimentare la pasta (con condimenti leggeri!) per generare un effetto positivo sull’umore e sul sonno. L’accortezza era prediligere la tipologia di grano duro che risulta più digeribile (il grano Senatore Cappelli ne è un esempio: è una varietà antica, meno raffinata, con un profilo nutrizionale interessante e una struttura del glutine spesso più digeribile rispetto a molte varietà moderne).

La fame notturna quindi, non è un difetto, e non va vissuta come una “smania”, un “capriccio” o una debolezza, ma come messaggio insieme ai tanti altri che il nostro corpo ci invia e che deve essere valutato attraverso un appuntamento specifico (qui puoi leggere l’importanza della consulenza personalizzata).

Ogni corpo è diverso. Ogni storia è diversa. Ed è solo attraverso una consulenza che possiamo capire:

  • da dove partire
  • quali strategie sono adatte a te
  • quando è utile lavorare in sinergia con altri professionisti

Scrivici, siamo qui per ascoltare prima ancora che correggere.

Per tradurre quei segnali che il corpo manda in indicazioni chiare, sostenibili e senza sensi di colpa.

Perché un percorso che funziona non è quello in cui ti controlli di più, ma quello in cui finalmente ti capisci meglio.

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