Christmas Blues: chi l’ha detto che durante le feste bisogna per forza essere felici?

Siamo nel pieno delle feste, quel tempo sospeso in cui le giornate scorrono dense e rumorose, ma basta poco perché tutto rallenti. Quando le luci restano accese ma il rumore si abbassa, qualcosa emerge. È il momento in cui l’adrenalina cala e resta spazio per sentire ciò che, fino a poco prima, era rimasto in sottofondo. Accade dopo che si è compiuta una liturgia fatta di preparativi, corse dell’ultimo minuto per i regali, apparecchiature e sedie che devono stringersi per fare posto a tutti. Dopo che più generazioni si sono ritrovate attorno allo stesso tavolo: nonni, genitori, figli.
Si sono mangiate le stesse cose, ripetuti gli stessi rituali, scartati doni e giocato con i giochi della tradizione. Dopo che tutto si è già compiuto, quando non c’è più nulla da organizzare e l’attenzione può finalmente spostarsi dall’esterno all’interno.

Le feste sono idealmente espressione di una felicità e condivisa e sincronizzata. Idealmente. Perché c’è anche chi vorrebbe andare a dormire il 24 dicembre e svegliarsi direttamente il 7 gennaio. Insieme all’allegria e alla condivisione, entrano in gioco molte altre emozioni. E non sempre sono quelle che ci si aspetta.

Christmas Blues emozione tristeCos’è il Christmas Blues

Le ricerche sociali lo confermano: un italiano su tre, durante il periodo natalizio, sperimenta il cosiddetto Christmas Blues.

Si tratta di una malinconia legata esclusivamente alle festività. Non è depressione e non è una patologia. Nasce dall’intreccio di più fattori: nostalgia per ciò che non c’è più, confronto con i Natali passati, aspettative sociali molto elevate e il bisogno – spesso non ascoltato – di sentirsi visti e accolti. Le feste diventano così uno specchio emotivo, capace di riflettere lo stato d’animo preesistente.

Il Natale non crea emozioni, le amplifica

Il Natale, spiegano gli psicologi, non crea emozioni nuove: le amplifica.

Chi vive un momento di serenità sperimenta una gioia più intensa. Chi attraversa una fase di stanchezza emotiva o solitudine, percepisce tutto con maggiore forza. In mezzo, ci sono i social: viaggi, famiglie perfette, vite sempre piene. Senza accorgersene, nasce una percezione distorta: l’idea che esista un modo “giusto” di vivere questo periodo. E che, se non lo si sta facendo, allora si stia sbagliando.

Christmas Blues: aspettative, confronto e sovraccarico emotivo

Non è così. Nel modo più assoluto.

Il Natale non chiede felicità forzata, ma presenza. Continuare a confrontarsi con l’esterno rischia solo di aumentare aspettative e delusioni. Il bombardamento dei social, in questo senso, sta diventando un problema reale.
Il punto non è combattere queste sensazioni, ma riconoscerle e non giudicarsi. Spesso è sufficiente rallentare, ridurre il rumore esterno e prendersi cura di sé per attraversarle senza esserne travolti.

Non lasciarti travolgere dal Christmas Blues

Ognuno procede con il proprio passo, e il passo giusto è quello che si riesce a sostenere. Il vero rischio di questo periodo non è andare piano, ma fermarsi interiormente. Quando si smette di desiderare, di avere una direzione, di prendersi cura di sé – nel corpo, nella mente, nel lavoro, nel benessere – può insinuarsi quella sensazione sottile di non essere mai abbastanza. Ed è lì che nasce l’amarezza.

Christmas Blues emozione feliceUno spazio per te, un gesto concreto che fa bene

L’augurio non è “fare di più”, ma ricentrarsi. Accogliere le emozioni, concedersi un pensiero gentile, scegliere consapevolmente uno spazio per sé. Non come premio o come lusso, ma come gesto concreto per attraversare le feste – e ciò che viene dopo, con maggiore presenza e lucidità.

La forma di questo spazio può essere diversa per ognuno: può essere silenzio, movimento, cura, ascolto. Anche, perché no, il tempo per un rituale Mommy’s (se vuoi scoprire i nuovissimi Sole, Venere e Madre Terra, clicca qui). Ciò che conta è riconoscerlo come necessario, non accessorio. L’augurio è quello di riuscire a trovarlo, di proteggerlo e di potervisi rifugiare quando serve, come punto fermo a cui tornare ogni volta che il rumore esterno diventa troppo forte.

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