La pelle del viso ai tempi del Covid

“Hai lavato le mani? Le hai disinfettate? Ti sei ricordato la mascherina?”

Queste sono le frasi tormentone del 2020 e questi sono i gesti che ci chiedono di fare quotidianamente per contenere la diffusione del Covid.

Dal momento che tutto fa pensare che sarà cosi per ancora un bel po’ di tempo è il caso di soffermarsi su un aspetto non trascurabile: come sta la pelle delle nostre mani e soprattutto del nostro viso dopo mesi e mesi di utilizzo di gel e mascherine?

Purtroppo, non bene! Le irritazioni della pelle stanno aumentando notevolmente. Molte persone già notano i primi effetti, tanti li noteranno tra un po’ di tempo dopo aver superato il cosiddetto periodo di sovraesposizione.

Tante volte ho scritto che la pelle è una barriera che protegge il dentro dal fuori e fa uscire fuori ciò che dentro non va. Non a caso la pelle è considerato un ORGANO SPIA che ha bisogno di rimanere in equilibrio per adempiere alla sua funzione protettiva.

Continue sollecitazioni la fanno reagire ma arriva ad un punto che non è più in grado di essere reattiva ed è cosi che iniziano le irritazioni.

Le soluzioni idroalcoliche con cui ci igienizziamo le mani hanno l’effetto di seccare la pelle ma questa emergenza ha fatto sì che oltre alla classica Amuchina venissero proposte altre tipologie di prodotto che igienizzavano senza desertificare.

Il problema vero è per il viso. Come sta la nostra pelle sotto la mascherina?

Ci siamo (quasi) abituati ad usarle per uscire di casa (io ne ho sempre qualcuna di scorta in macchina quando mi capita di uscire di corsa e di scordare di prenderla!) ma non possiamo dire lo stesso per la nostra pelle, che in alcuni casi può risentire dell’uso di questo dispositivo di protezione. La dimostrazione è che le persone la abbassano appena ne hanno la possibilità, non per mancanza di senso civico ma per la sensazione di mancanza di aria che la maschera da.

E se noi abbiamo la sensazione di respirare male stai pur certe che la nostra pelle non respira davvero!

La maschera per poter svolgere la sua funzione deve adattarsi bene al viso. Al di sotto di essa si crea aria, umidità, calore e attrito. Tutte queste cose insieme possono essere le cause primarie di uno discomfort cutaneo. Se poi siamo anche truccate la situazione si aggrava.

L’accumulo di umidità, la diminuzione di circolazione di aria e il sudore possono occludere i pori della pelle e interrompere la normale produzione di sebo. A lungo andare si possono manifestare fenomeni di secchezza e desquamazione della pelle, pruriti, arrossamenti, punti neri e punti bianchi fino ad arrivare a quella che chiamano MASKNE, ovvero acne provocata dall’utilizzo delle mascherine.

LO SAPEVI CHE

I comedoni sono formazioni che si sviluppano sulla superficie della pelle e assumono un colorito nero o giallastro . Sono comunemente noti come punti neri e bianchi. Ciò che è contenuto nel comedone il surplus di sebo prodotto dalle ghiandole sebacee.

Quando il punto è nero significa che il comedone è “aperto”, ovvero le impurità di sebo sono esposte al processo ossidativo e quindi si scuriscono. Quando invece il punto è bianco significa che il comedone è chiuso e non riesce a trovare una “via di uscita”. In quest’ultimo caso sono frequenti successivi fenomeni infiammatori della pelle.

Il colorito del viso ne risente particolarmente e si formano dei gonfiori soprattutto nella zona del contorno occhi e del collo. Testimonianze di questi fenomeni arrivano dal personale sanitario, primi ad evidenziare questa problematica legata principalmente alla pressione esercitata dalla mascherina sul viso e al suo utilizzo prolungato.

Le problematiche, tuttavia, non sono legate solo alla pressione esercitata dalla mascherina. Uno studio condotto durante la pandemia di SARS del 2003 aveva già evidenziato delle reazioni come prurito ed eruzioni cutanee. Queste erano state ricollegate da un lato al microclima caldo-umido che si sviluppa nella zona di viso ricoperta dalla mascherina e dall’altro ad alcuni componenti della mascherina che, nei soggetti predisposti, possono portare alla manifestazione di dermatiti irritative da contatto.

Le diverse tipologie di mascherine disponibili:
• Maschere filtranti FFP2 e FFP3 Con o senza valvola: le usa il personale sanitario che richiede livelli di protezione elevati.
• Mascherine chirurgiche Le usa la popolazione generale perché proteggono le persone che ci circondano da eventuali goccioline di saliva che potremmo emettere parlando o starnutendo.
• Mascherine in tessuto lavabile Consigliate per la popolazione soprattutto quando era difficile reperire le mascherine chirurgiche all’inizio della primavera.

Adesso fermati un attimo e fai questa prova: chiudi gli occhi e tocca con i polpastrelli le porzioni di viso che sono a diretto contatto con la mascherina. Cosa senti? La maggior parte delle persone con cui abbiamo parlato al Mommy’s avverte tante bollicine sotto pelle, si vede una pelle più sporca e ingrigita, nota i pori più dilatati, si vede moltissimi punti neri e punti bianchi. E poi si nota gli occhi molto più segnati!

Possibile che sia colpa solo delle mascherine? Al 50% sì! Perché come hai letto la mascherina non permette una corretta traspirazione della pelle! L’altro 50% è dovuto al fatto che questa condizione semi-occlusiva si somma all’incostanza di prendersi cura correttamente della pelle del viso.

Quali accorgimenti possiamo adottare

Mai come in questo momento c’è bisogno di adottare una serie di accortezze che ci permetta di contrastare il microclima malsano che interessa il nostro viso e  prevenire e alleviare queste sensazioni e segni di discomfort che segnano il viso.
• Evitare di toccarsi ripetutamente il viso con le mani
• Seguire ogni giorno una routine di detergenza il più delicata e completa possibile. Per completa intendo non solo l’utilizzo di un ottimo prodotto detergente ma anche l’uso del tonico che, mai come adesso, si rivela l’alleato fondamentale e di un peeling settimanale per aiutare la pelle a rigenerarsi costantemente
• Applicare ogni giorno prodotti come creme e sieri in grado di riparare la barriera cutanea, normalizzarla e darle il corretto grado di nutrimento e idratazione alla pelle
• Programmare con costanza delle sedute profonde di igiene del viso che permettono non solo di riequilibrare la pelle ma di fare ogni volta (circa ogni 30 giorni) il punto della situazione sui prodotti più adatti da scegliere in base alla stagione e alle necessità che la pelle manifesta. E poi stabilire l’iter corretto per permettere all’ecosistema pelle di funzionare correttamente.
Quest’ultimo passaggio oggi può essere reso ancora più performante grazie a strumentazioni di ultima generazione che si rivelano particolarmente utili per la cura del viso (e anche del corpo).

Un esempio sono i sistemi di analisi diagnostica della pelle ad alta risoluzione che acquisiscono ed elaborano le immagini eseguendo un’analisi completa.  Permettono di misurare e analizzare fattori come macchie/pigmentazione, cheratina/acne/pori/rughe/idratazione e sebo cosi da individuare in modo ancora più preciso soluzioni più accurate sia tecniche che domiciliari.

Con queste informazioni si possono impostare dei trattamenti altamente mirati che si avvalgono dell’ausilio di apparecchiature  in grado di veicolare  in modo rapido e selettivo le sostanze più adatte al tipo di pelle attraverso impulsi elettrici modulati. Dei veri e propri “cocktail” che arrivano negli strati più profondi della pelle con una metodologia indolore e senza l’ausilio di aghi che si sommano alle manualità e alle altre strumentazioni capaci di far reagire positivamente questo organo cosi importante.

E’ fondamentale quindi garantire alla pelle delle azioni di sostegno. Ed è corretto farlo ora che la vita in città ha ripreso i ritmi di (quasi) sempre e siamo soggetti a inquinamenti ambientali e emotivi che rischiano di lasciare il segno ancora più di una mascherina.


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